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Sapere e sapori

by / Monday, 21 July 2014 / Published in attività
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lo scorso 13 Settembre, a partire dalle ore 19, il centro islamico di Sesto San Giovanni ha organizzato nel “Giardino Villa Zorn”, a pochi passi dal Comune, una cena, una rottura comunitaria (“Iftar”) del digiunto rituale islamico. L’iniziativa “Ramadan, Sapere e Sapori” è stata esplicitamente rivolta a tutta la cittadinanza sestese, alle sue autorità come alla sua società civile, ed intesa come un’ulteriore buona occasione di conoscenza tra i membri del Comune di Sesto, ed allo stesso tempo come un’imperdibile occasione di familiarizzazione, tra le specifiche tradizioni culturali di cui questi sono consapevoli portatori, e che rappresentano sempre più un patrimonio comune, disponibile alla città intera.

Ad aprire l’evento è stato il sindaco Giorgio Oldrini, che ha dichiarato: Io vengo qui con molto piacere, insieme a molti membri della Giunta comunale ed ai sindaci di Bresso e di Cinisello Balsamo, che saluto con particolare affetto, e che ringrazio per essere qui con noi questa sera”.

E’ intervenuto solo successivamente il direttore del centro islamico, Hocine Bouchemal, che rammentando i fondamenti religiosi del digiuno rituale, un precetto cardinale della dottrina islamica, ha poi commentato: “Noi ci troviamo qui oggi a condividere un’esperienza di comunione, con tutta la cittadinanza di Sesto San Giovanni. Un’occasione di incontro, una dimostrazione di amicizia, un esempio di reciproca apertura ed un impegno ad un dialogo sempre più fitto e solidale. E’ in queste situazioni che possono emergere in tutta la loro evidenza i valori comuni che ci uniscono, e che la reciproca conoscenza non fa che riconoscere e salutare. E’ in queste circostanze, che ci apprestiamo a dare uno sguardo sereno al futuro, che ci vede insieme, impegnati fianco a fianco per costruire un orizzonte di Pace.”
Ha poi aggiunto: “Siamo in un mese benedetto per i credenti musulmani, il cui impegno al digiuno insegna a tutti noi l’amore per Dio e per il prossimo, l’onestà e l’autodisciplina, la pazienza e la generosità. Secondo l’esempio del Profeta – su di lui siano la Pace e le benedizioni d’Iddio – il digiuno rituale non si risolve nell’astensione dal cibo e dalle bevande, bensì anche e soprattutto da ciò che di malvagio s’insinua nella vita e nel cuore degli uomini. Se qualcuno agisce in modo prepotente od insultante nei confronti di un musulmano, questi risponda con un segno di Pace: “Sto digiunando!”. L’Islam rappresenta, dunque, anche una raccomandazione ad essere buoni cittadini, persone utili e solidali nell’ambito della comunità civile in cui si vive. La comunità islamica è oggi una parte integrante di questo Paese, ne sostiene il tessuto economico e sociale, ed allo stesso tempo lo ama e ne rispetta la cultura e le leggi. Impegnandosi quotidianamente ad approfondire e promuovere utilmente la propria cultura religiosa, la comunità islamica si limita altresì a chiedere che il suo diritto costituzionale a professare liberamente e pacificamente la propria fede sia adeguatamente tutelato”.

In seguito all’intervento del dott. Bouchemal, monsignor Giovanni Brigatti, Decano della Città di Sesto, ha poi riassunto in una battuta il suo intervento: “Vi ringrazio per quest’invito, e sono contento perché mangiamo sia fisicamente sia spiritualmente!”

In seguito al richiamo (“adhan”) alla preghiera del tramonto, i digiunanti hanno così interrotto il proprio digiuno, insieme ai loro ospiti, con un po’ di latte e datteri, secondo la consuetudine della tradizione islamica; assolta l’orazione rituale, i numerosi convitati si sono riuniti attorno ai tavoli per degustare piatti tipici, sia di origine araba sia della più nota tradizione culinaria italiana.

Il sindaco Oldrini, a margine della cena aperta a tutta la cittadinanza, ha poi spiegato in un intervista alle nostri telecamere: “Ci sono coloro che cercano di cavalcare la paura della gente, paura che pure esiste, e che nasce dal fatto che la diversità è spesso percepita come ostile, pericolosa, temibile. Ma i cittadini stranieri che ormai da diversi anni vivono qui con noi a Sesto sono persone che sono venute per lavorare, per migliorare le loro condizioni di vita impegnandosi in un lavoro onesto, condizioni di vita che possono migliorare per tutti noi cittadini, lavorando insieme per una cittadinanza più unita. C’è invece chi cavalca queste paure per scopi politici ed elettorali; ma sono convinto che una città come la nostra abbia tutte le capacità per respingere queste paure e le loro strumentalizzazioni, perché è una città che nel corso della sua storia ha saputo accogliere persone provenienti da molti posti diversi: sono queste persone che hanno costruito questa città, che oggi è Sesto San Giovanni”.
Ha poi aggiunto: “Credo che la conoscenza reciproca, la partecipazione e la prospettiva di costruire un futuro comune siano le basi della possibilità per questa città e per il nostro Paese di darsi un futuro migliore. Oggi il mondo è attraversato da intere popolazioni che si muovono e si spostano in luoghi lontani da quelli ove sono nate. Un futuro migliore non può che coincidere con la consapevolezza che le differenze sono una ricchezza da coltivare e non un motivo di divisione o, peggio, di violenza”.

A proposito della disponibilità dimostrata a più riprese dalle istituzioni cattoliche milanesi nei confronti della locale comunità islamica, monsignor Brigatti ha poi spiegato: “Se non c’è collaborazione, c’è conflitto. Se i cristiani ed i musulmani non s’intendono, quale alternativa può esserci? Non ci sarebbe altra alternativa che la reciproca ignoranza, la cui estrema conseguenza è il conflitto più cruento, la guerra. La collaborazione, invece, ha il dialogo alla base. Inoltre, questi due gruppi religiosi hanno grandi risorse al loro interne, che potrebbero realizzare grandi obiettivi, qualora fossero impegnate insieme; poi, ciascuno ha i suoi aspetti particolari, le sue specificità, ed è giusto che li faccia valere nella propria legittima autonomia. La vittoria sulla paura dev’essere però il frutto di uno sforzo comune e reciproco, uno sforzo che miri alla comprensione, alla collaborazione ed alla correzione fraterna”.

Il direttore del centro islamico, Hocine Bouchemal, ha poi concluso: “Molti nostri concittadini non conoscono effettivamente la nostra fede, od hanno addirittura una visione distorta della nostra comunità. E’ anche perciò che vogliamo impegnarci sempre più e sempre meglio a dimostrare la nostra naturale apertura a tutti loro, affinché abbiano tutte le occasioni necessarie per conoscere i profondi valori di cui l’Islam è portatore, l’intensa misericordia che caratterizza la nostra religione, nonché gl’innumerevoli princìpi civili di cui i suoi credenti sono incaricati a farsi testimoni fedeli e coerenti”.

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